Certamente, ecco la traduzione in italiano del testo fornito:
"Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza" (常乐我净 - Cháng Lè Wǒ Jìng): La Perfezione delle Quattro Virtù del Tathāgata e la Guida alla Pratica Spirituale
"Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza" (常乐我净 - Cháng Lè Wǒ Jìng), concetto centrale negli insegnamenti del Buddhismo Mahāyāna, descrive le quattro virtù fondamentali dello stato ultimo del Nirvāṇa del Buddha (Tathāgata) e della Natura di Buddha (佛性 - Fóxìng) intrinseca a tutti gli esseri senzienti. Queste quattro virtù sono: Permanenza (常 - Cháng, eterna e immutabile), Beatitudine (乐 - Lè, gioia suprema e serenità), Vero Sé (我 - Wǒ, autentico Sé sovrano e libero), e Purezza (净 - Jìng, incontaminato e senza macchia). Derivano da sūtra fondamentali del Mahāyāna come il Mahāparinirvāṇa Sūtra e sono collettivamente note come le "Quattro Virtù del Nirvāṇa" o le "Quattro Virtù del Dharmakāya del Tathāgata". Insieme, rivelano la realtà perfetta dello stato del Dharmakāya del Buddha, rappresentando l'obiettivo ultimo della pratica buddhista e il potenziale intrinseco di tutti gli esseri senzienti.
Questa analisi mira a fornire un'esposizione completa, approfondita e sistematica da molteplici prospettive: origine, definizione, relazioni interne, contrasto con le Quattro Inversioni, relazione con la Natura di Buddha/Vacuità/Via di Mezzo, classificazione e stratificazione, collegamenti con altre dottrine e pratica spirituale. L'analisi integrerà contenuti da sūtra come il Mahāparinirvāṇa Sūtra, il Anuttarāśraya Sūtra, il Vajrasamādhi Sūtra, l' Acintya Sūtra, il Sūtra sulla Contemplazione della Mente come Terra Originale della Nascita nel Mahāyāna, il Mahāyāna Yoga Vajra Prakṛti Samudra Mañjuśrī Sahasrabāhu Sahasrapātra Mahā Rāja Sūtra, combinandoli con gli insegnamenti complessivi del Buddhismo Mahāyāna, al fine di presentare ai lettori un quadro logicamente chiaro e ricco di contenuti di "Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza".
I. Introduzione: Origine, Posizione Centrale e Significato Complessivo di Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza
L'introduzione delle Quattro Virtù di "Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza" riveste un significato epocale nella storia del pensiero buddhista, ricevendo l'esposizione più sistematica e autorevole in particolare nel Mahāparinirvāṇa Sūtra. Il Buddha, in procinto di manifestare il Nirvāṇa, rivelò questo come un "insegnamento segreto", con l'obiettivo di dissipare le interpretazioni parziali (come le visioni nichiliste o annichiliste) che i praticanti dei due veicoli (Śrāvaka e Pratyekabuddha) e gli esseri comuni potevano sviluppare riguardo a "impermanenza, sofferenza, non-sé, impurità", così come le visioni invertite degli esseri comuni riguardo alla "permanenza, beatitudine, sé, purezza" mondane. In tal modo, intendeva rivelare le virtù reali, positive e perfette dello stato del Nirvāṇa.
Fonti Principali e Posizione Centrale:
- Mahāparinirvāṇa Sūtra: È il sūtra principale che espone "Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza". Il sūtra sottolinea ripetutamente che il Nirvāṇa è permanente, beatifico, il Vero Sé e puro; che il Dharmakāya del Tathāgata è eterno e indistruttibile; e che la Natura di Buddha è onnipresente in tutti gli esseri senzienti. Ad esempio, il secondo rotolo afferma chiaramente: "Ciò che è senza sé è chiamato saṃsāra [ciclo di nascita e morte], ciò che è il Sé è chiamato Tathāgata; ciò che è impermanente appartiene agli Śrāvaka e ai Pratyekabuddha, ciò che è permanente è il Dharmakāya del Tathāgata; ciò che è sofferenza appartiene a tutte le vie esterne [non buddhiste], ciò che è beatitudine è precisamente il Nirvāṇa; ciò che è impuro sono i dharma condizionati, ciò che è puro è il Dharma corretto posseduto da tutti i Buddha e Bodhisattva; questo è chiamato non-invertito." Questo collega direttamente le quattro virtù alle categorie supreme come Tathāgata, Dharmakāya, Nirvāṇa e Dharma corretto, enfatizzando che lo stato di liberazione ultima del Buddha non è semplicemente "estinzione", ma l'essenza primordiale del Dharmadhātu (reame della realtà) eternamente dimorante.
- Anuttarāśraya Sūtra: Definisce esplicitamente queste quattro virtù come le "Quattro Pāramitā [Perfezioni] del Dharmakāya del Tathāgata": "Pāramitā della Permanenza, Pāramitā della Beatitudine, Pāramitā del Vero Sé, Pāramitā della Purezza", sottolineando la loro natura di virtù ultime che conducono all'altra sponda (liberazione).
- Altri Sūtra: Ad esempio, il Vajrasamādhi Sūtra afferma: "Questo Dharma è vera vacuità, permanente, beatifico, il Vero Sé, puro. Trascende i due sé [sé personale e sé dei fenomeni], è il grande Parinirvāṇa." Il Sūtra sulla Contemplazione della Mente come Terra Originale della Nascita nel Mahāyāna descrive i Bodhisattva che vedono la luce del Buddha ed "emettono tutti il grande voto, desiderando di realizzare la Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza del Tathāgata". L'Acintya Sūtra discute anche la capacità di vedere la Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza del Tathāgata dopo aver raggiunto il samādhi. Il Mahāyāna Yoga Vajra Prakṛti Samudra Mañjuśrī Sahasrabāhu Sahasrapātra Mahā Rāja Sūtra menziona anch'esso Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza come virtù del Dharmakāya del Buddha. Questi testi stabiliscono congiuntamente la posizione centrale di "Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza" nella descrizione dello stato del Frutto del Buddha e della natura essenziale della Natura di Buddha.
Significato Complessivo:
- Rivelare la Realtà del Nirvāṇa: Le quattro virtù sono la vera natura del Nirvāṇa, descrivendo lo stato perfetto dopo la liberazione completa, che trascende tutte le limitazioni del ciclo mondano di nascita e morte, della mescolanza di sofferenza e piacere, dell'illusorietà e dell'instabilità, della contaminazione e dell'impurità.
- Affermare l'Intrinsecità della Natura di Buddha: Il Buddhismo Mahāyāna ritiene che tutti gli esseri senzienti possiedano la Natura di Buddha, e questa Natura di Buddha è precisamente Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza. Ciò fornisce a tutti gli esseri senzienti la possibilità e la base intrinseca per raggiungere infine la Buddità.
- Indicare l'Obiettivo della Pratica: Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza sono la meta ultima dei praticanti, specialmente di coloro che seguono il sentiero del Bodhisattva. Attraverso la pratica, si eliminano le afflizioni, si manifesta la Natura di Buddha e alla fine si realizza lo stato di Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza, identico a quello del Buddha.
- Dissipare Pregiudizi ed Errori: Contrasta sia le "Quattro Inversioni" degli esseri comuni che si attaccano al mondo come permanente, beatifico, sé e puro, sia l'attaccamento di alcuni praticanti a "impermanenza, sofferenza, non-sé, impurità" che potrebbe portare a visioni nichiliste o pessimistiche, incarnando così la perfezione ultima che trascende le opposizioni dualistiche (come esistenza/non-esistenza, nascita/morte).
- Enfatizzare la Permanenza del Buddha: Il nucleo è rivelare la "permanenza indistruttibile" del Buddha. Il Buddha non scompare dopo l'ingresso nel Nirvāṇa, ma dimora eternamente nel Dharmadhātu per beneficiare gli esseri senzienti.
II. Definizione e Profondo Significato delle Quattro Virtù: Spiegazione Dettagliata
Le Quattro Virtù di "Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza" non sono isolate, ma descrivono quattro aspetti inseparabili della stessa realtà ultima (Nirvāṇa, Dharmakāya, Natura di Buddha). Di seguito, viene spiegato il significato definitorio, teorico, esperienziale e pratico di ciascuna:
1. Permanenza (常 - Cháng / Permanence / Eternity / Pāramitā della Permanenza)
- Definizione: Si riferisce all'eternità, immutabilità e natura non nata e non morta del Dharmakāya del Tathāgata, del Nirvāṇa e della Natura di Buddha. Trascende il tempo (non è passato, presente o futuro), lo spazio (senza andare né venire) e ogni flusso di nascita e morte e creazione causale dei fenomeni condizionati.
- Livello Teorico: La virtù della Permanenza deriva dalla natura primordiale del Dharmadhātu e della Natura di Buddha. Questa "Permanenza" non è la "visione eternalista" (śāśvatadṛṣṭi) a cui si attaccano gli esseri comuni (come credere in un sé o un mondo immutabile), ma la vera permanenza che si manifesta sulla base della vacuità ultima (assenza di esistenza intrinseca). È lo stato naturale del Dharmadhātu, non dipendente da alcuna condizione, immutabile come lo spazio vuoto.
- Livello Esperienziale: Nello stato del Buddha, "Permanenza" significa che il Dharmakāya dimora eternamente nel mondo, non scomparendo dopo l'ingresso nel Nirvāṇa. Il Mahāparinirvāṇa Sūtra sottolinea che "il Tathāgata non entra nel Nirvāṇa", ma dimora permanentemente nel Dharmadhātu per beneficiare gli esseri senzienti. I Bodhisattva, attraverso la pratica, possono realizzare parzialmente il Dharmakāya, comprendendo gradualmente questa Permanenza, come un Bodhisattva del primo bhūmi (livello) che vede una piccola parte della Permanenza, fino alla completa realizzazione nel livello del Buddha.
- Livello Pratico: I praticanti, contemplando l'"impermanenza" di tutti i fenomeni mondani, distruggono l'attaccamento ai fenomeni di nascita e morte. In particolare, coltivando profonde concentrazioni meditative come il Vajrasamādhi, possono gradualmente entrare in sintonia con la natura del Dharma non nata e non morta e realizzare la virtù della Permanenza. Il Buddha insegnò agli esseri a "contemplare la saggezza delle dodici nidāna (anelli dell'origine dipendente)", riconoscendo che la natura fondamentale del Dharmadhātu è permanente, allontanandosi così dai pensieri di nascita e morte nella pratica quotidiana.
- Punti Chiave: Enfatizza l'eternità, la solidità, la natura non causata e non condizionata dello stato supremo del Dharma buddhista. È la trascendenza e la risposta ultima all'osservazione che tutte le cose mondane sono "impermanenti".
- Riferimenti nei Sūtra:
- Mahāparinirvāṇa Sūtra, Rotolo 2: "La permanenza è il Dharmakāya del Tathāgata." "Il Tathāgata è permanente, un dharma immutabile, non come gli esseri comuni e ignoranti del mondo."
- Mahāparinirvāṇa Sūtra, Rotolo 14: "La Natura di Buddha è senza nascita, senza morte, senza andare, senza venire, non è passata, non è futura, non è presente... perciò è chiamata permanente. Buon figlio! La Natura di Buddha è precisamente il Tathāgata, il Tathāgata è precisamente il Dharma, il Dharma è precisamente permanente." "Lo spazio vuoto è incondizionato, perciò è permanente; la Natura di Buddha è incondizionata, perciò è permanente."
- Anuttarāśraya Sūtra: "Il Dharmakāya del Tathāgata è la permanenza suprema che dovrebbe essere coltivata."
- Acintya Sūtra, Rotolo 6: Descrive la capacità di vedere la Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza del Tathāgata dopo aver raggiunto il samādhi, usando metafore come il seme che produce frutto, l'albero che dà frutto, l'olio che si forma, il tesoro che emerge dalla terra, il serpente che cambia pelle per illustrare la "Permanenza" che emerge dall'impermanenza.
2. Beatitudine (乐 - Lè / Bliss / Pāramitā della Beatitudine)
- Definizione: Si riferisce alla beatitudine assoluta, incondizionata ed eterna nello stato del Nirvāṇa, lo stato che segue l'estinzione completa di tutta la sofferenza del ciclo di nascita e morte (sofferenza della sofferenza, sofferenza del cambiamento, sofferenza onnipervadente del condizionamento). Questa beatitudine trascende i piaceri relativi del mondo, che dipendono dalla stimolazione sensoriale, sono effimeri, fugaci e pieni di pericoli nascosti.
- Livello Teorico: La virtù della Beatitudine è il risultato inevitabile dell'eliminazione di tutte le afflizioni (kleśa) e del karma (azioni), che porta all'estinzione di tutti i frutti dolorosi (sofferenza). Questa beatitudine è strettamente legata alla "Permanenza": il Dharmakāya permanente è naturalmente libero dalla sofferenza del cambiamento ed è intrinsecamente beato. È la beatitudine della quiete basata sulla liberazione attraverso la saggezza.
- Livello Esperienziale: Lo stato del Buddha è una "beatitudine senza sforzo", una "beatitudine suprema della quiete estinta" (Mahāparinirvāṇa Sūtra, Rotolo 25), non causata da condizioni esterne, ma una gioia perfetta inerente alla propria natura. I Bodhisattva, nei vari stadi della pratica, sperimentano diversi livelli di gioia del Dharma e beatitudine meditativa man mano che le afflizioni diminuiscono e la saggezza cresce, fino a raggiungere la beatitudine ultima e perfetta del Nirvāṇa nel livello del Buddha.
- Livello Pratico: Coltivando le Quattro Incommensurabili Menti (gentilezza amorevole, compassione, gioia compartecipe, equanimità), in particolare sviluppando compassione per tutti gli esseri senzienti, si eliminano le radici delle afflizioni come avidità, odio e illusione. Coltivando la meditazione (dhyāna), si calma la dispersione mentale. Contemplando la "Verità della Sofferenza", si riconosce profondamente la natura del saṃsāra, aspirando così alla beatitudine del Nirvāṇa e realizzando infine questa grande beatitudine incontaminata (libera da afflizioni). Il Mahāparinirvāṇa Sūtra insegna che abbandonare la "percezione della sofferenza" e generare la "percezione della beatitudine" (il riconoscimento della vera beatitudine del Nirvāṇa) è la chiave per realizzare la Beatitudine.
- Punti Chiave: Enfatizza la quiete, la stabilità e l'assenza di sofferenza del Nirvāṇa. È la trascendenza e la liberazione dalla realtà mondana piena di "sofferenza".
- Riferimenti nei Sūtra:
- Mahāparinirvāṇa Sūtra, Rotolo 2: "La beatitudine è precisamente il Nirvāṇa." "La beatitudine è precisamente il Nirvāṇa, dotato di tutte le vere virtù di Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza."
- Mahāparinirvāṇa Sūtra, Rotolo 5: "Estinguere ogni sofferenza e ottenere ogni beatitudine... la vera liberazione è precisamente il Tathāgata."
- Mahāparinirvāṇa Sūtra, Rotolo 25: "Sebbene il Nirvāṇa sia beatifico, non è una beatitudine sperimentata [nel senso comune], ma la beatitudine suprema della quiete estinta. I Buddha Tathāgata hanno due tipi di beatitudine: una è la beatitudine della quiete estinta, l'altra è la beatitudine della consapevolezza."
- Anuttarāśraya Sūtra: "Il Dharmakāya del Tathāgata è la beatitudine suprema e meravigliosa che dovrebbe essere coltivata."
- Acintya Sūtra: Indica che dopo aver realizzato la Permanenza e la Beatitudine, il Bodhisattva si libera dalla sofferenza di avidità, odio e illusione, entrando nella meravigliosa beatitudine del Nirvāṇa.
3. Vero Sé (我 - Wǒ / Self / True Self / Pāramitā del Vero Sé)
- Definizione: Questo è il punto che richiede la comprensione più attenta tra le quattro virtù. Questo "Sé" (我 - Wǒ) non è assolutamente il piccolo sé illusorio (attaccamento al sé personale, attaccamento al sé dei fenomeni) a cui gli esseri comuni si aggrappano a causa dell'aggregazione dei cinque skandha (aggregati), né è il sé sostanziale e immutabile (visione eternalista) postulato dalle scuole non buddhiste. Si riferisce alla virtù della sovranità, realtà, soggettività e dominio su tutti i fenomeni del Dharmakāya del Tathāgata; è il "Vero Sé" o "Grande Sé" eterno, libero e senza ostacoli dello stato del Nirvāṇa.
- Livello Teorico: Questo "Vero Sé" si basa sulla permanenza della Natura di Buddha (Permanenza) e possiede la caratteristica di non poter essere distrutto ed essere eternamente immutabile. Enfatizza la realtà infallibile della Natura di Buddha e la sovranità ultima del Nirvāṇa (le otto grandi libertà/padronanze). La proclamazione di questo "Vero Sé" ha lo scopo di dissipare la visione nichilista del "non-sé" in cui i praticanti del veicolo Śrāvaka potrebbero cadere, manifestando la realtà del Nirvāṇa, e allo stesso tempo trascendendo la "visione eternalista" e l'attaccamento al sé delle scuole non buddhiste.
- Livello Esperienziale: La "Virtù del Sé" del Buddha si manifesta come grande libertà (mahā-aiśvarya), senza ostacoli rispetto a tutti i fenomeni, possedendo la capacità di dominare tutte le cose. I Bodhisattva, praticando per distruggere l'attaccamento al sé personale e al sé dei fenomeni e realizzando il principio del "non-sé" (anātman), non cadono nel nichilismo, ma manifestano il "Vero Sé" del Dharmakāya, più vasto e reale.
- Livello Pratico: I praticanti devono prima contemplare il "non-sé" attraverso la saggezza Prajñāpāramitā per distruggere l'attaccamento al corpo illusorio composto dai cinque skandha. Tuttavia, il Mahāyāna sottolinea che dopo aver distrutto il falso sé, è necessario realizzare, attraverso la profonda saggezza contemplativa della Via di Mezzo, quella mente vera e permanente, l'essenza della Natura di Buddha, cioè il "Vero Sé", senza cadere negli estremi dell'esistenza di un sé (esseri comuni, scuole non buddhiste) o dell'inesistenza di un sé (nichilismo).
- Punti Chiave: Enfatizza la realtà infallibile della Natura di Buddha, la libertà senza ostacoli (grande sovranità) del Nirvāṇa e la soggettività del Tathāgata. È un approfondimento e un completamento dell'insegnamento del "non-sé" per gli esseri comuni, usando il "Vero Sé" per dissipare le visioni nichiliste riguardo al "non-sé", ma essenzialmente non è in contraddizione con il "non-sé" dei sūtra Prajñāpāramitā, poiché gli oggetti criticati e stabiliti sono diversi.
- Riferimenti nei Sūtra:
- Mahāparinirvāṇa Sūtra, Rotolo 2: "Ciò che è senza sé è chiamato saṃsāra, ciò che è il Sé è chiamato Tathāgata."
- Mahāparinirvāṇa Sūtra, Rotolo 5: "Si abbandona solo l'attaccamento, non la visione del Sé; la visione del Sé è chiamata Natura di Buddha, la Natura di Buddha è la vera liberazione, la vera liberazione è precisamente il Tathāgata." (Qui "visione del Sé" si riferisce alla visione del Vero Sé della Natura di Buddha, non all'attaccamento al sé degli esseri comuni).
- Mahāparinirvāṇa Sūtra, Rotolo 14: "Tutti i fenomeni condizionati sono senza sé... Il Sé [del Tathāgata] non può essere distrutto, spezzato, colpito, fatto crescere... Il Tathāgata possiede realmente un tale Sé." (Confronto tra il non-sé degli esseri comuni e il Vero Sé del Tathāgata).
- Mahāparinirvāṇa Sūtra, Rotolo 27: "La Natura di Buddha non è forse il Sé? Per questo motivo, non insegno la visione nichilista... Questa Natura di Buddha non è realmente il sé, ma per il bene degli esseri senzienti è chiamata Sé." "La Natura di Buddha è senza sé, [ma] il Tathāgata parla di un Sé perché è permanente. Il Tathāgata è il Sé, ma parla di non-sé perché ha ottenuto la libertà sovrana." Qui si spiega chiaramente che l'uso del termine "Sé" serve a dissipare la visione nichilista ed è basato sulla "Permanenza" e sulla "libertà sovrana", essendo un mezzo abile (upāya).
- Anuttarāśraya Sūtra: "Il Dharmakāya del Tathāgata è il Vero Sé supremo che dovrebbe essere coltivato." "È lontano da tutte le false concezioni delle scuole esterne, superando l'illusione della visione del sé; è lontano dalle errate concezioni dei due veicoli, superando l'illusione del non-sé." Indica che il Vero Sé trascende sia la "visione del sé" delle scuole esterne sia la "visione del non-sé" dei due veicoli.
- Acintya Sūtra: Indica che dopo aver visto il Vero Sé, il Bodhisattva elimina ogni attaccamento al sé e realizza la libertà sovrana del Dharmakāya.
4. Purezza (净 - Jìng / Purity / Pāramitā della Purezza)
- Definizione: Si riferisce alla purezza assoluta dello stato del Nirvāṇa e dell'essenza della Natura di Buddha, liberi da ogni contaminazione delle afflizioni e dalle impurità accessorie (polvere illusoria). Questa purezza non è solo la pulizia del comportamento o dell'ambiente, ma la purezza incontaminata della natura fondamentale della mente.
- Livello Teorico: La virtù della Purezza è lo stato naturale del Dharmakāya. La Natura di Buddha è intrinsecamente pura. Sebbene nello stato degli esseri senzienti avviluppati dalle afflizioni sembri contaminata, la sua essenza non è mai stata macchiata, come l'oro puro nel minerale grezzo, la cui natura rimane invariata. Questa purezza non è una pulizia esterna, ma la purezza interiore della saggezza, incontaminata perché basata sulla vacuità.
- Livello Esperienziale: Lo stato del Buddha è una "purezza incontaminata" (anāsrava) completa, avendo eliminato ogni afflizione e abitudine latente; corpo e mente, internamente ed esternamente, sono puri e senza macchia. Nel corso della pratica del Bodhisattva, mantenendo i precetti con purezza e avendo pensieri puri, si purificano gradualmente le afflizioni, passando da una purezza contaminata (con afflizioni sottili) a una purezza incontaminata, raggiungendo infine la perfetta virtù della Purezza nel livello del Buddha.
- Livello Pratico: Osservando rigorosamente i precetti (Prātimokṣa, precetti del Bodhisattva, ecc.), si proteggono le tre porte (corpo, parola, mente), ci si allontana dalle azioni non virtuose. Coltivando la meditazione e le contemplazioni purificatrici (come la contemplazione dell'impurità per contrastare l'avidità), si contrasta la contaminazione interiore. Illuminando la vera natura dei fenomeni con la saggezza Prajñā, si comprende che le afflizioni sono fondamentalmente vuote, ritornando così alla purezza intrinseca. Il Mahāparinirvāṇa Sūtra insegna che abbandonare la "percezione della purezza" illusoria del mondo e generare la conoscenza della vera "Purezza" del Nirvāṇa è la chiave per realizzare la Purezza.
- Punti Chiave: Enfatizza la purezza incontaminata e l'essenza libera da macchie del Nirvāṇa. È la trascendenza del mondo pieno di "impurità" (contaminazioni fisiche e mentali, afflizioni).
- Riferimenti nei Sūtra:
- Mahāparinirvāṇa Sūtra, Rotolo 2: "La purezza è il Dharma corretto posseduto da tutti i Buddha e Bodhisattva."
- Mahāparinirvāṇa Sūtra, Rotolo 5: "Ciò che non è vuoto [nel senso nichilista] si riferisce alla vera forma virtuosa, alla Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza, all'immobilità, all'immutabilità... perciò è chiamato non-vuoto."
- Mahāparinirvāṇa Sūtra, Rotolo 30: "Senza la macchia delle afflizioni, perciò è chiamato puro."
- Anuttarāśraya Sūtra: "Il Dharmakāya del Tathāgata è la purezza estrema che dovrebbe essere coltivata." "La purezza intrinseca è la sua caratteristica comune, la purezza immacolata è la sua caratteristica distintiva."
- Acintya Sūtra: Sottolinea che dopo aver realizzato la Purezza, il Bodhisattva elimina ogni contaminazione ed entra nella purezza del Nirvāṇa.
III. Relazioni Interne e Struttura Complessiva delle Quattro Virtù: Armonia Indivisibile
Le Quattro Virtù di Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza non sono attributi separati e indipendenti, ma sono interdipendenti, si compenetrano come essenza e funzione, e sono armoniosamente integrate, costituendo insieme il quadro completo del Nirvāṇa, del Dharmakāya e della Natura di Buddha.
Relazione di Interdipendenza:
- La Permanenza è la Base: L'eterna permanenza (Permanenza) è il fondamento e il supporto essenziale su cui si basano le altre tre virtù. Senza permanenza, l'eternità della beatitudine, del Vero Sé e della purezza non avrebbe fondamento.
- La Beatitudine dipende dalla Permanenza e dalla Purezza: La vera beatitudine (Beatitudine) deve essere fondata sull'eternità (Permanenza) e dipende dall'essere liberi dalle afflizioni (Purezza). La Beatitudine è la gioia dinamica su queste basi statiche di Permanenza e Purezza.
- L'Unità di Vero Sé con Permanenza, Beatitudine e Purezza: La natura del "Vero Sé" (Io) è precisamente quella di essere permanente, beatifica e pura; viceversa, lo stato perfetto di Permanenza, Beatitudine e Purezza è la manifestazione del "Vero Sé". Le quattro virtù sono indivisibili nella Natura di Buddha, essendo aspetti diversi della stessa realtà.
- Ruolo Purificante e Garante della Purezza: La purezza (Purezza) è sia il processo di eliminazione delle contaminazioni sia la garanzia che permette la manifestazione di Permanenza, Beatitudine e Vero Sé. Purificate le afflizioni accessorie, le virtù intrinseche di Permanenza, Beatitudine e Vero Sé possono manifestarsi pienamente. La Purezza può essere vista come la causa, mentre Permanenza, Beatitudine e Vero Sé sono la manifestazione del risultato.
Struttura Complessiva: Trascendere la Dualità, Incarnare la Via di Mezzo:
- Non Semplice Opposizione: Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza non costituiscono una semplice opposizione dualistica a "impermanenza, sofferenza, non-sé, impurità", ma ne rappresentano la trascendenza e il compimento. Il Dharma buddhista prima insegna l'impermanenza, la sofferenza, la vacuità e il non-sé del mondo per distruggere l'attaccamento, poi rivela la Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza del Nirvāṇa per manifestare la verità. Questi due aspetti si rivolgono a livelli diversi e riflettono l'approfondimento dalla dualità all'unità della Via di Mezzo.
- Circolarità e Equilibrio: Le quattro virtù possono essere viste come un ciclo chiuso che si rafforza a vicenda: la Permanenza fornisce stabilità (quiete), il Vero Sé fornisce soggettività (quiete/movimento), la Beatitudine fornisce dinamismo (movimento), la Purezza fornisce incontaminazione (quiete/movimento). Raggiungono un equilibrio perfetto tra quiete e movimento, incarnando insieme la perfezione del Nirvāṇa.
- Unità Fondamentale: L'essenza delle quattro virtù è la Natura di Buddha o il Dharmakāya. Non hanno una sequenza temporale o gerarchica, come le diverse facce di un diamante vajra, e descrivono insieme la perfezione del Nirvāṇa, la maestà del Dharmakāya e la natura intrinseca della Natura di Buddha.
IV. Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza e il Contrasto con le Quattro Inversioni: Distruggere l'Attaccamento e Manifestare la Verità
L'insegnamento di "Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza" è in gran parte volto a correggere le quattro fondamentali cognizioni errate, note come "Quattro Inversioni" (viparyāsa), intrinseche agli esseri comuni nel ciclo del saṃsāra.
Le Quattro Inversioni degli Esseri Comuni: Si riferiscono alle visioni errate riguardo al corpo-mente dei cinque skandha e al mondo circostante:
- Attaccarsi a ciò che è impermanente come "permanente" (inversione della permanenza).
- Attaccarsi all'aggregato di sofferenze come "beatitudine" (inversione della beatitudine).
- Attaccarsi a ciò che non ha un sé sostanziale come "sé" (inversione del sé).
- Attaccarsi a ciò che è impuro e contaminato come "puro" (inversione della purezza).
- Queste visioni invertite sono la radice per cui gli esseri vagano nel ciclo di nascita e morte e sperimentano sofferenza. Il Mahāprajñāpāramitā Sūtra (Rotoli 452, 517) e altri testi le suddividono ulteriormente in inversione della percezione (saṃjñā-viparyāsa), inversione della mente (citta-viparyāsa) e inversione della visione (dṛṣṭi-viparyāsa).
Antidoto e Trascendenza:
- Primo Passo: Distruggere l'Attaccamento (Insegnamento di Base): Il Buddha insegnò prima a osservare l'"impermanenza, sofferenza, non-sé, impurità" dei fenomeni mondani come mezzo abile (upāya) per iniziare la pratica, distruggendo con forza le quattro inversioni degli esseri comuni. Questo è un contenuto importante degli insegnamenti del veicolo Śrāvaka e degli insegnamenti di base del Mahāyāna (come i sūtra Prajñāpāramitā).
- Secondo Passo: Manifestare la Verità (Insegnamento Ultimo): Tuttavia, se ci si ferma solo al livello della negazione, si potrebbe fraintendere il Dharma buddhista come pessimista, nichilista o volto solo all'evasione. Pertanto, gli insegnamenti ultimi (nītārtha) del Mahāyāna, specialmente il Mahāparinirvāṇa Sūtra, rivelano ulteriormente le vere virtù dello stato del Nirvāṇa: "Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza". Questo non nega le precedenti contemplazioni sull'impermanenza, ecc., ma rivela che, dopo aver distrutto l'inversione riguardo ai dharma mondani, si dovrebbe riconoscere la vera natura del Nirvāṇa trascendente. Questo rappresenta una trascendenza e un completamento delle visioni del veicolo Śrāvaka.
- Livelli Distinti: Il Mahāparinirvāṇa Sūtra afferma: "Anche nel mondo [convenzionale] ci sono permanenza, beatitudine, sé e purezza, e anche nel trascendente ci sono permanenza, beatitudine, sé e purezza. I dharma mondani hanno le parole ma non il significato [il nome non corrisponde alla realtà], quelli trascendenti hanno sia le parole sia il significato [il nome corrisponde alla realtà]... Se si desidera allontanarsi dalle quattro inversioni, si dovrebbe conoscere questa [trascendente] Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza." (Rotolo 2). L'Anuttarāśraya Sūtra indica ancora più chiaramente che applicare l'osservazione di "impermanenza, sofferenza, non-sé, impurità" (destinata ai cinque skandha) al Dharmakāya del Tathāgata diventa una nuova inversione; perciò è necessario proclamare "Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza" per contrastare questa inversione.
V. Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza e la Relazione con Natura di Buddha, Vacuità, Via di Mezzo: Connessioni Dottrinali Profonde
Le Quattro Virtù di Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza sono strettamente legate ai concetti fondamentali del Buddhismo Mahāyāna – Natura di Buddha, Vacuità (Śūnyatā) e Via di Mezzo (Madhyamaka) – riflettendo la profondità e l'armonia della dottrina.
Relazione con la Natura di Buddha (Buddha-dhātu):
- La Natura di Buddha è Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza: I testi sottolineano ripetutamente che la Natura di Buddha è proprio Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza. Il Mahāparinirvāṇa Sūtra dice: "La Natura di Buddha è il seme della Via di Mezzo dell'Anuttarā Samyaksaṃbodhi [Suprema Illuminazione Perfetta] di tutti i Buddha... perciò la Natura di Buddha è permanente, beatifica, il Vero Sé, pura." (Rotolo 27). "La visione del Sé [intesa come visione della Natura di Buddha] è chiamata Natura di Buddha" (Rotolo 5).
- Tutti gli Esseri Possiedono la Natura di Buddha: Uno dei pilastri del Buddhismo Mahāyāna è che "tutti gli esseri senzienti possiedono la Natura di Buddha". Ciò significa che ogni essere senziente, indipendentemente dalla sua condizione attuale (anche chi ha commesso gravi crimini, gli icchantika), nasconde intrinsecamente la natura di Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza, identica a quella del Buddha, solo che è oscurata dalle afflizioni e dall'ignoranza e non si manifesta, come il sole coperto dalle nuvole o il burro latente nel latte.
- Vedere la Natura [di Buddha] è Vedere le Quattro Virtù: Il processo della pratica consiste nell'estinguere le afflizioni attraverso Śīla (etica), Samādhi (concentrazione) e Prajñā (saggezza), rimuovendo gli oscuramenti, per "illuminare la mente e vedere la propria natura" (mingxin jianxing). Vedere la Natura di Buddha significa realizzare direttamente la Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza intrinseca. Il Mahāparinirvāṇa Sūtra, Rotolo 27, afferma: "Essendo coperti dall'ignoranza (avidyā), gli esseri senzienti non possono vederla [la Natura di Buddha]... Grazie al vederla, gli esseri ottengono immediatamente Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza."
Relazione con la Vacuità (Śūnyatā):
- Non Vacuità Nichilista: I sūtra Prajñāpāramitā espongono ampiamente la "vacuità di tutti i fenomeni" per distruggere l'attaccamento. Ma "vacuità" non significa che non esista nulla. L'introduzione di "Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza" serve proprio a prevenire l'interpretazione della "vacuità" come nichilismo (ucchedavāda). Il Mahāparinirvāṇa Sūtra descrive il Nirvāṇa come "non-vuoto" (dotato di vere virtù) e "grande vacuità" (cioè Prajñāpāramitā, che svuota tutte le contaminazioni del saṃsāra). Il Nirvāṇa è "vacuità non-vuota" (svuota le concezioni erronee comuni, ma la sua essenza non è vuota) o "vuoto non-vuoto" (la sua essenza è vuota e quieta, ma le sue meravigliose funzioni non sono vuote). Le quattro virtù incarnano la vera natura basata sulla saggezza della vacuità.
- Manifestazione Positiva della Vacuità: Proprio perché tutti i fenomeni sono vuoti di esistenza intrinseca, privi di sostanza, non sono limitati dall'impermanenza, dalla sofferenza, dalla schiavitù e dalla contaminazione, ed è quindi possibile che si manifestino le virtù che trascendono tutto ciò: Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza. Queste quattro virtù sono la manifestazione positiva e la funzione perfetta della saggezza della vacuità.
Relazione con la Via di Mezzo (Madhyamaka):
- Trascendere gli Estremi: L'insegnamento di "Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza" incarna perfettamente il pensiero della Via di Mezzo. Nega sia le visioni eternaliste e sostanzialiste (attaccamento all'esistenza reale, visione eternalista, visione del sé) delle scuole non buddhiste e degli esseri comuni, sia le visioni nichiliste (visione annichilista, nichilismo) dell'attaccamento alla vacuità parziale.
- Visione Corretta della Realtà: Come afferma il Mahāparinirvāṇa Sūtra, vedere solo la vacuità e il non-sé del saṃsāra, ma non la non-vacuità e il Vero Sé del Nirvāṇa, non è la Via di Mezzo; e viceversa. La vera Via di Mezzo consiste nel comprendere simultaneamente sia l'origine dipendente e la vacuità di esistenza intrinseca (impermanenza, sofferenza, vacuità, non-sé) sia le vere virtù della natura fondamentale del Dharma (Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza). "La Via di Mezzo è chiamata Natura di Buddha" (Rotolo 27).
VI. Classificazione e Stratificazione: Presentare Vie Sistematiche di Comprensione
Per facilitare la comprensione e la realizzazione, le Quattro Virtù di Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza possono essere classificate e stratificate da diverse angolazioni:
1. Classificazione: Secondo Diversi Livelli
- Livello Teorico (Livello Cognitivo): Si concentra sulla comprensione del significato filosofico delle quattro virtù e della natura fondamentale del Dharmadhātu. La Permanenza è l'eternità del Dharmadhātu; la Beatitudine è la quiete del Nirvāṇa; il Vero Sé è la sovranità della Natura di Buddha; la Purezza è la natura incontaminata del Dharmakāya. Teoricamente, le quattro virtù sono la manifestazione necessaria della vacuità.
- Livello Pratico (Livello della Pratica): Si concentra su come realizzare le quattro virtù attraverso metodi di pratica specifici. Per coltivare la Permanenza, è necessario contemplare l'impermanenza ed entrare in profonda meditazione; per coltivare la Beatitudine, è necessario praticare la compassione ed eliminare le afflizioni; per coltivare il Vero Sé, è necessario praticare la Prajñā e distruggere l'attaccamento al sé; per coltivare la Purezza, è necessario osservare i precetti e praticare la contemplazione della purezza. Praticamente, le quattro virtù si realizzano progressivamente attraverso le Sei Pāramitā e altri stadi del sentiero Mahāyāna.
- Livello Esperienziale (Livello della Realizzazione): Si concentra sul grado di realizzazione delle quattro virtù nei diversi stadi della pratica. Dal potenziale latente nello stato degli esseri comuni, alla realizzazione parziale nei bhūmi (livelli) del Bodhisattva (dal primo al decimo), fino alla completa realizzazione nel livello del Buddha. Ad esempio, un Bodhisattva del primo bhūmi sperimenta la gioia del Dharma e vede una piccola parte della Permanenza e della Purezza, mentre un Buddha realizza completamente e perfettamente Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza.
2. Stratificazione: Secondo la Profondità di Comprensione e Realizzazione
- Livello Superficiale (Livello Introduttivo): Comprendere il significato letterale di base delle quattro virtù e il loro contrasto con le visioni invertite mondane. Adatto ai principianti, per stabilire una fede e una cognizione di base attraverso l'ascolto del Mahāparinirvāṇa Sūtra e altri testi.
- Livello Intermedio (Livello Approfondito): Esplorare la profonda relazione tra le quattro virtù e la vacuità, la Via di Mezzo, la Natura di Buddha, comprendendo il loro significato autentico, che non è quello a cui si attaccano gli esseri comuni, le scuole non buddhiste o i due veicoli. Richiede una riflessione approfondita e una saggezza contemplativa della Via di Mezzo per essere afferrato.
- Livello Profondo (Livello Ultimo): Realizzare direttamente che le quattro virtù sono l'essenza stessa del Dharmakāya, che Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza sono un'unità indivisibile, al di là del linguaggio e del pensiero concettuale. Richiede la combinazione di profonda meditazione (come il Vajrasamādhi) e saggezza Prajñā, eliminando completamente l'ignoranza, per poter entrare in sintonia.
VII. Relazione con Altre Dottrine Buddhiste: Integrazione nel Quadro Complessivo
Le Quattro Virtù di Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza non sono concetti isolati, ma sono strettamente legate agli insegnamenti fondamentali del Buddhismo Mahāyāna, formando insieme un sistema teorico completo:
- Relazione con il Nirvāṇa: Le quattro virtù sono gli attributi essenziali e sinonimi del Nirvāṇa. Il Nirvāṇa non è solo la cessazione della sofferenza, ma la manifestazione perfetta di Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza.
- Relazione con la Vacuità (Śūnyatā): Le quattro virtù sono la manifestazione positiva della saggezza della vacuità, l'incarnazione concreta del concetto di "vera vacuità, meravigliosa esistenza" (真空妙有). La vacuità distrugge l'attaccamento, spianando la strada alla manifestazione di Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza.
- Relazione con la Natura di Buddha (Buddha-dhātu): Le quattro virtù sono gli attributi inerenti alla Natura di Buddha. Il fatto che tutti gli esseri senzienti possiedano la Natura di Buddha implica che tutti gli esseri potenzialmente possiedono Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza, che costituiscono la base intrinseca per raggiungere la Buddità.
- Relazione con il Dharmakāya: Le quattro virtù sono le qualità eccelse del Dharmakāya del Buddha. Il Dharmakāya è permanente, onnipresente, puro e sovrano, e le sue specifiche qualità sono precisamente Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza.
- Relazione con il Sentiero del Bodhisattva (Bodhisattvayāna): Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza sono l'obiettivo finale della pratica del Bodhisattva. Attraverso la pratica delle Sei Pāramitā, dei Quattro Mezzi di Raccolta (saṃgraha-vastu) e progredendo attraverso i Dieci Bhūmi, il Bodhisattva elimina gradualmente gli oscuramenti delle afflizioni (kleśāvaraṇa) e gli oscuramenti conoscitivi (jñeyāvaraṇa), realizzando parzialmente Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza, fino a raggiungere il perfetto Frutto del Buddha.
- Confronto e Integrazione con i Veicoli Śrāvaka e Pratyekabuddha: Il veicolo Śrāvaka e Pratyekabuddha enfatizza la contemplazione di "impermanenza, sofferenza, non-sé, impurità" per ottenere la liberazione dal saṃsāra, che è una base necessaria. Su questa base, il Mahāyāna rivela ulteriormente la "Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza" del Nirvāṇa, non per negare il primo, ma come scala per raggiungere la perfezione ultima, riflettendo la superiorità e la completezza degli insegnamenti Mahāyāna.
VIII. Pratica Spirituale: Come Realizzare Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza
Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza non sono solo descrizioni teoriche, ma uno stato raggiungibile attraverso la pratica effettiva. I sūtra e i śāstra (trattati) Mahāyāna indicano la via verso questo obiettivo:
Saggezza derivante da Ascolto, Riflessione e Meditazione (śruta-cintā-bhāvanā-mayī prajñā):
- Avvicinarsi a un buon maestro spirituale (kalyāṇamitra), ascoltare il Dharma corretto: Ascoltare maestri e testi (come il Mahāparinirvāṇa Sūtra) che espongono gli insegnamenti ultimi del Mahāyāna, in particolare quelli che trattano della permanenza della Natura di Buddha e delle Quattro Virtù del Nirvāṇa, per stabilire una visione e una comprensione corrette (samyak-dṛṣṭi).
- Riflettere secondo logica (yoniśo manasikāra): Riflettere ripetutamente sul significato di Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza, dissipare i dubbi, in particolare praticando le Tre Porte della Liberazione (vacuità, assenza di segni, assenza di aspirazione/scopo) (triṇi vimokṣa-mukhāni) e la saggezza contemplativa della Via di Mezzo.
- Praticare secondo il Dharma: Integrare ciò che si è appreso attraverso l'ascolto e la riflessione nella pratica effettiva, mettendo in atto le Sei Pāramitā (generosità, etica, pazienza, sforzo gioioso, meditazione, saggezza), l'Ottuplice Sentiero Nobile, i Trentasette Fattori dell'Illuminazione (bodhipākṣika-dharma), ecc.
Mantenere la Purezza Etica (Śīla): I precetti sono il fondamento della concentrazione e della saggezza. Osservare rigorosamente i precetti protegge corpo, parola e mente, allontana dalle azioni negative, porta pace interiore, favorisce la concentrazione meditativa, ed è la via diretta per realizzare la virtù della "Purezza", oltre a essere una garanzia per la manifestazione delle altre tre virtù.
Meditazione e Saggezza (Samatha-Vipaśyanā / Śamatha-Vipaśyanā):
- Coltivare la Meditazione della Calma Mentale (Śamatha): Placare il flusso dei pensieri illusori, coltivare concentrazione e tranquillità, in particolare praticando profonde concentrazioni meditative che possono condurre a Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza, come il Vajrasamādhi.
- Coltivare la Saggezza della Visione Profonda (Vipaśyanā): Osservare la vera natura dei fenomeni con la saggezza Prajñā, penetrando l'impermanenza, la sofferenza, la vacuità e il non-sé, distruggendo i due attaccamenti (al sé personale e al sé dei fenomeni), per vedere infine l'essenza della Natura di Buddha.
- Unione di Calma e Visione Profonda: L'unione di śamatha e vipaśyanā (yuganaddha), che si rafforzano a vicenda, è necessaria per eliminare le afflizioni, realizzare la verità ed entrare in sintonia con la realtà ultima del Dharmadhātu.
Coltivare Fede e Generare Bodhicitta:
- Fede salda (śraddhā): Sviluppare una fede incrollabile nei Tre Gioielli (Buddha, Dharma, Saṅgha), nei sūtra Mahāyāna, nella propria Natura di Buddha e nella realtà di Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza. Questa fede è un motore essenziale per iniziare la pratica e perseverare con diligenza.
- Generare Bodhicitta (mente dell'illuminazione): Il Mahāyāna sottolinea che la realizzazione di Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza non è solo per la liberazione individuale, ma richiede di generare grande compassione (mahākaruṇā) e aspirare alla suprema illuminazione per liberare tutti gli esseri senzienti. Attraverso le azioni altruistiche (parārtha), si accumulano meriti e saggezza, permettendo di distruggere più rapidamente l'attaccamento al sé e raggiungere la perfetta Buddità. La pratica delle Quattro Incommensurabili Menti (Brahmavihāra: gentilezza amorevole, compassione, gioia compartecipe, equanimità) è una pratica fondamentale per coltivare la virtù della Beatitudine.
Eliminare Oscuramenti e Afflizioni: Identificare sistematicamente ed eliminare i vari oscuramenti (āvaraṇa) e afflizioni (kleśa) che impediscono di vedere la propria natura, incluse le Quattro Inversioni degli esseri comuni, le afflizioni concettuali ed emotive (kleśāvaraṇa), e, nel sentiero del Bodhisattva, gli oscuramenti conoscitivi più sottili (jñeyāvaraṇa) e l'ignoranza fondamentale (avidyā) (in particolare, come menzionato nell'Anuttarāśraya Sūtra, gli oscuramenti degli icchantika, delle scuole esterne, degli Śrāvaka, dei Pratyekabuddha e i livelli più profondi dell'ignoranza latente e le sue influenze).
Le Quattro Virtù del Tathāgata – "Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza" – sono una magnifica descrizione della realtà ultima della vita secondo il Buddhismo Mahāyāna, il frutto della saggezza e della compassione del Buddha. Esse non solo rivelano la perfezione e la maestà dello stato del Nirvāṇa, fornendo ai praticanti un obiettivo chiaro ed elevato, ma, attraverso la dottrina della Natura di Buddha, offrono una speranza infinita a tutti gli esseri senzienti: la possibilità intrinseca in ognuno di raggiungere questo stato eterno, beatifico, libero e puro.
Queste quattro virtù, interdipendenti e armoniosamente integrate, costituiscono insieme la maestà del Dharmakāya e la quiete del Nirvāṇa. Rappresentano la trascendenza ultima della realtà mondana caratterizzata da impermanenza, sofferenza, non-sé e impurità; sono l'incarnazione positiva della visione della Via di Mezzo, che distrugge le visioni eternaliste e nichiliste, affermando il valore eterno della vita e la possibilità della beatitudine ultima.
Comprendere Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza non riguarda solo la cognizione teorica, ma soprattutto l'adottarle come faro e meta della pratica spirituale. Attraverso l'ascolto, la riflessione, la meditazione, l'etica, la concentrazione, la saggezza, la fede, la Bodhicitta e l'intera sequenza del sentiero Mahāyāna, gli esseri senzienti possono purificare gradualmente le afflizioni, manifestare la Natura di Buddha intrinseca di Permanenza, Beatitudine, Vero Sé e Purezza, e infine raggiungere la perfetta Buddità, ottenendo la stessa liberazione e libertà sovrana di tutti i Buddha.
Pertanto, "Permanenza, Beatitudine, Vero Sé, Purezza" non è solo una lode allo stato del Buddha, ma anche un incoraggiamento infinito e una cura compassionevole suprema per tutti gli esseri senzienti. Indica una luminosa via che conduce da questa sponda delle afflizioni all'altra sponda della Bodhi e del Nirvāṇa, ispirandoci, attraverso una pratica diligente, a eliminare completamente tutti gli oscuramenti e le afflizioni, per realizzare quello stato di liberazione ultimo e perfetto.